Escher in mostra al Museo degli Innocenti

Le architetture impossibili e le opere enigmatiche del famoso incisore olandese riunite a Firenze

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Il ricco mondo immaginario di Maurits Cornelius Escher in una mostra antologica che riunisce oltre 200 opere, perfetta fusione tra arte, scienza e matematica.

  • Capolavori della modernità in una splendida cornice rinascimentale
  • Il legame con l’art nouveau, il futurismo e le correnti di primo Novecento
  • L’ispirazione tratta dal paesaggio e dai monumenti italiani
  • Le prospettive e i mondi impossibili
  • L’influenza sulla cultura popolare, dal cinema alla musica

Maggiori informazioni

Per la prima volta gli spazi monumentali del Museo degli Innocenti ospitano una grande esposizione temporanea, una mostra dedicata a Escher, maestro grafico e incisore che con le sue opere ha affascinato il vasto pubblico e ha catturato l’interesse di scienziati e matematici. Nella suggestiva cornice dell’Ospedale progettato da Filippo Brunelleschi, primo luogo d’accoglienza per l’infanzia abbandonata, sono esposte xilografie e litografie che sembrano sfidare la razionalità dell’osservatore. Opere “conflittuali”, in cui prendono vita spazi e mondi definiti da prospettive del paradosso e che tridimensionalmente non possono esistere.

Nelle prime sale si potranno apprezzare le incisioni forse meno note di Escher, in cui è evidente il rapporto con le maggiori correnti artistiche del primo Novecento ed emerge l’importanza degli anni passati in Italia, sua patria d’elezione dal 1922 al 1935. Ad influenzarlo fu soprattutto il paesaggio della penisola, così diverso dalle piatte distese olandesi in cui era cresciuto: le dolci colline, gli strapiombi sul mare, i borghi isolati ma anche i grandi monumenti del passato, furono per lui fonte di grande ispirazione. Un periodo fertile quello italiano, sia per la vita professionale che per quella privata: a Siena venne organizzata la sua prima mostra personale, e a Ravello conobbe Giulietta Umiker, figlia di un industriale svizzero, destinata a divenire sua moglie.

La seconda sezione della mostra condurrà alla scoperta dei suoi più noti capolavori, realizzati dopo aver abbandonato definitivamente l’Italia, un addio dettato da motivi politici, non potendo più sopportare il fanatismo del regime fascista. Nel 1936, a pochi mesi di distanza dal suo trasferimento in Svizzera, compì un viaggio in Spagna, e a Granada subè il fascino del palazzo reale dell’Alhambra. La raffinatezza e l’esuberanza delle ricche decorazioni in maiolica, sono alla base della sua produzione successiva, dominata dalla tassellazione, ossia la divisione regolare del piano, in cui le forme geometriche si ripetono fino a coprire l’intera superficie, senza però mai sovrapporsi. Una tecnica che si ritrova nelle metamorfosi, in cui forme astratte e indefinite, si trasformano in solidi e figure geometriche, quindi in animali o altre creature, per poi ridursi, nuovamente, nelle forme iniziali.

Proseguendo lungo il percorso si rimarrà meravigliati di fronte alle opere che esplorano i limiti dello spazio, i concetti di infinito e di ciclicità e che danno vita ai famosi mondi impossibili di Escher, che mettono in dubbio le nostre certezze perché sembrano annullare i concetti di sopra e sotto, davanti e dietro, vicino e lontano, concavo e convesso. Una ricerca personalissima quella dell’artista, in cui dà libero sfogo alla sua fantasia e creatività, ma in cui non è difficile ritrovare riferimenti ai grandi maestri del Rinascimento, all’illusionismo barocco e alle architetture fantastiche che Giovan Battista Piranesi disegnò nel Settecento.

L’aspetto misterioso, enigmatico e quasi “ipnotico” di queste opere esercitò fin da subito un grande fascino tra i contemporanei, tanto che si trovano numerose citazioni delle opere di Escher anche nella cultura popolare, dai fumetti alla pubblicità, dalle copertine dei dischi rock alle pellicole cinematografiche.

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