Sulle tracce di Dante
La Firenze medievale raccontata attraverso la vita, le passioni e le opere del Sommo Poeta
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All’ombra di vicoli e torri, una visita per raccontare la Firenze di Dante Alighieri alla fine del XIII secolo e la nascita di quel nuovo linguaggio che, nel mondo artistico e culturale, segnò la storia dell’Italia intera.
- I vizi, la corruzione e le faide della Firenze del Duecento
- La vita e le opere del Sommo Poeta
- I luoghi della memoria di Dante e Beatrice
- Le celebrazioni dantesche e l’Unità d’Italia
- La vita quotidiana nel Medioevo
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La Firenze di Dante, si sa, fu città dinamica e complessa, lacerata da lotte intestine – tra guelfi e ghibellini prima e tra guelfi bianchi e guelfi neri poi -, corrotta dalla cupidigia del potere e del denaro, ma al contempo foriera di profonde trasformazioni che ne cambiarono intimamente il volto e ne segnarono indelebilmente l’identità.
Il poeta fiorentino visse i suoi primi 30 anni di vita in una città in pieno fermento e non solo politicamente, ma anche – e forse soprattutto – urbanisticamente: la città gigliata, proprio negli ultimi decenni del Duecento, fu un vero e proprio cantiere a cielo aperto, specchio fedele del suo dinamismo sociale e della sua crescente ricchezza.
Un itinerario a raccontare la Firenze di Dante, che fu anche la città di Cimabue, di Giotto e di Arnolfo di Cambio, non potrà che avere inizio dalla Chiesa di Santa Maria Maggiore: è qui che avvenne l’incontro ultraterreno, sotto una pioggia di fuoco (canto XV, Inferno), tra Dante e il suo maestro Brunetto Latini, noto letterato e notaio dell’epoca, la cui tomba fu rinvenuta nel 1751 all’interno dell’edificio sacro, nella cappella Carnesecchi.
Si raggiungerà poi Piazza San Giovanni dominata dal superbo Battistero, capolavoro del romanico fiorentino, impreziosito da decorazioni in marmi bianchi e verdi e da porte bronzee eseguite da grandi maestri del Rinascimento: nel suo “bel San Giovanni” Dante venne battezzato nell’originario fonte battesimale poi smantellato nel Cinquecento per volere di Francesco I dei Medici. Una seconda lapide in marmo apposta su un lato dell’edificio ricorda l’amore del poeta per la bella Firenze, dalla quale venne esiliato agli inizi del XIV secolo.
Passando davanti alla cattedrale di Santa Maria del Fiore, nata sulle ceneri dell’antica Santa Reparata – la chiesa che fu realmente frequentata da Dante e dai suoi contemporanei -, ci dirigeremo verso il cosiddetto quartiere dantesco della città, un’area tuttora caratterizzata da un fitto reticolo di stretti vicoli e antiche case torri.
Ma prima sarà doverosa una sosta al cosiddetto Sasso di Dante, luogo dove l’Alighieri era solito sedersi per riposare, pensare e osservare i lavori di costruzione del nuovo Duomo cittadino. E ovviamente la fama del sommo Poeta fece nascere varie leggende, tra cui una delle più divertenti legata proprio a questo luogo.
Riprenderemo il cammino per dirigerci, superata la centralissima via del Corso con le torri dei Cerchi e dei Donati, capifila di opposte fazioni delle terribili faide cittadine, verso la piccola chiesa di Santa Margherita dei Cerchi, dove credenza vuole sia avvenuto il primo incontro tra Beatrice Portinari, la musa ispiratrice della Divina Commedia e il Sommo Poeta. Lasciataci poi alle spalle la cosiddetta Casa di Dante, replica ottocentesca di una casa torre dove è stato ricavato l’omonimo museo didattico, si giungerà in piazza San Martino.
Qui si ammireranno l’antica chiesa, oggi Oratorio dei Buonomini, dove tradizione vuole sia avvenuto il matrimonio di Gemma Donati con Dante Alighieri e, davanti, l’alta Torre della Castagna, antica struttura costruita nel secolo XI come dono dell’imperatore Corrado II ai monaci dell’attigua Badia Fiorentina, luogo che il poeta amò e descrisse più volte.
La Torre della Castagna divenne, dal 1282, sede delle riunioni dei Priori di Firenze e dunque fu certo luogo frequentato da Dante che, nella vita politica di quegli anni, ebbe un ruolo attivissimo. Ma a distanza di poco più di un decennio, Firenze decise la costruzione di un altro grandioso palazzo destinato ad ospitare i rappresentanti politici, Palazzo Vecchio.
Ed è in piazza della Signoria, infatti, che andremo a terminare il nostro viaggio nella città dantesca, nel cuore politico della città, dinanzi al palazzo merlato, tuttora sede dell’amministrazione comunale. Benché Dante non avesse avuto modo di vedere terminata la prima fase costruttiva dell’edificio – avviata nel 1299 su disegno di Arnolfo di Cambio e conclusa nel 1315 -, esso è un luogo imprescindibile per comprendere la complessa storia, politica sociale e artistica, della città di Firenze.
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