Palazzo Pitti: i Macchiaioli
Un focus nella pittura fiorentina del secondo Ottocento alla Galleria d’Arte Moderna
In evidenza
Un viaggio nella Firenze e nella Toscana della seconda metà del XIX secolo alla scoperta di una delle più importanti rivoluzioni artistiche del tempo: la Macchia.
- Il vivace clima culturale del Caffè Michelangelo
- L’appassionata indagine artistica sulla natura e la storia del tempo
- La figura di Giovanni Fattori e la scuola di Castiglioncello
- Il pittore Silvestro Lega e i Batelli a Piagentina
- L’evoluzione artistica di Telemaco Signorini
Maggiori informazioni
La storia dei Macchiaioli ha inizio al Caffè Michelangelo, un locale nei pressi di piazza del Duomo dove, a partire dalla metà dell’Ottocento, si ritrova un gruppo di artisti, in special modo toscani. Pur nelle loro diversità, sono tutti là perchè sentono di dover dare un taglio al passato, perchè vogliono allontanarsi dal rigido clima artistico imposto dagli ambienti accademici. Un sentire, questo, che si fa ancora più vivo a partire dal 1855, anno in cui il foggiano Saverio Altamura e il livornese Serafino De Tivoli si recano a Parigi per visitare l’Esposizione Universale. Qui conoscono la moderna pittura francese di paesaggio i cui echi, al loro rientro, cambiano per sempre le sorti della pittura fiorentina. Nascono i Macchiaioli. I quali si mettono subito in luce in senso polemico, come spesso accade quando un gruppo di artisti giovani intende sovvertire le regole. E quelle regole si discutono al Caffè Michelangelo: tra lunghe chiacchierate, incontri e, ovviamente, da buoni toscani, grosse litigate.
Il focus narrerà tutto questo per immagini: vedremo gli esordi di questo gruppo, che gruppo non era, conosceremo i protagonisti della nuova stagione artistica fiorentina, seguiremo l’evoluzione di pittori come Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini e avremo modo di parlare dei grandi sostenitori di questa nuova grande rivoluzione, come Diego Martelli.
Sarà un viaggio assolutamente avvincente che ci porterà a scoprire tanti maestri e tanti diversi linguaggi artistici e che, ancora una volta, ci racconterà di una Firenze libera e aperta alle grandi novità d’Europa. Vi aspettiamo!
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