Natalia Goncharova. Una donna e le avanguardie, tra Gauguin, Matisse e Picasso

Una grande retrospettiva al femminile per raccontare una tra le più note avanguardiste del primo Novecento

Natalia Goncharova

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Una grande retrospettiva, quella di Palazzo Strozzi, per raccontare una tra le più note avanguardiste russe del primo Novecento: Natalia Goncharova. Un viaggio nella vita e nella carriera della celebre artista.

  • Prima monografica in Italia dedicata alla Goncharova
  • 130 opere dalla Galleria Statale Tretyakov di Mosca e dalla Tate di Londra
  • Opere di Paul Cézanne e Paul Gauguin
  • Opere di Pablo PicassoHenri Matisse e André Derain
  • Le avanguardie del primo Novecento 

Maggiori informazioni

Una mostra, quella che si è aperta a settembre 2019 a palazzo Strozzi e che chiuderà nei primi giorni del nuovo anno, ancora una volta tutta al femminile. Protagonista Natalia Goncharova, una donna forte, fiera, determinata e assolutamente anticonvenzionale, che, vissuta tra Mosca e Parigi, divenne fin dai primi decenni del Novecento, la leader del movimento di avanguardia russo

La retrospettiva, la prima in Italia, racconta l’opera di questa poliedrica artista, seguendone le tappe biografiche fondamentali fino ad arrivare allo scadere del terzo decennio del XX secolo. La narrazione prende avvio, nella prima delle otto sale messe a disposizione dal Palazzo, da una Galleria di immagini fotografiche che mostra Natalia dagli anni dell’infanzia fino alla morte, avvenuta nel 1962. Nata nel Governatorato di Tula, nella Russia centrale, da famiglia benestante, la giovane stabilì un legame con la terra, con la campagna e con le antiche tradizioni del suo popolo che emergerà costantemente durante tutta la sua carriera.

Giunta a Mosca, per dissesti finanziari della famiglia, nei primi anni del Novecento, Natalia cominciò ad avvicinarsi al mondo dell’arte, iscrivendosi presto all’Accademia. Qui conobbe quello che sarebbe diventato il compagno della vita e delle tante avventure, personali e artistiche, Mikhail Larionov. Fu in questi primi anni che la Nostra venne a contatto con le grandi avanguardie d’Occidente. E la seconda sala racconta proprio questo.

A Mosca due ricchissimi industriali, Sergei Shchukin e Ivan Morozov, avevano raccolto, nei propri palazzi, dipinti e sculture dei più illustri e discussi artisti dell’epoca, tra i quali spiccavano i maestri presenti oggi in mostra: CézanneGauguinPicassoMatisse e Derain. Se queste opere fossero rimaste chiuse nelle abitazioni di quei potenti, Natalia non avrebbe probabilmente maturato così in fretta un suo personale linguaggio. Il fatto, invece, di avere accesso a quei lavori, provenienti per la maggior parte da Parigi, dovette influenzare notevolmente la produzione della giovane artista russa che aderì, almeno in un primo momento, alle ricerche volte al superamento del Naturalismo e della pittura accademica.

Ma fu solo un momento, quello francese, per Natalia. Perché, come ben racconta la terza sezione, si volse poi, in breve, al recupero del suo personale “Oriente”, la Russia: andò così cominciando a riscoprire le tradizioni, il folclore e le radici culturali del proprio paese. I dipinti in sala sono infatti legati a quanto visto e forse sperimentato negli anni della fanciullezza e dell’adolescenza; furono quegli anni passati in campagna che le consentirono di conoscere la quotidianità dei contadini e il loro mondo, portandola a ispirarsi agli intagli in legno, agli oggetti d’uso, alle stampe popolari e alle antichissime sculture in pietra dalle forme ancestrali. E è questa Goncharova, con il segno di contorno grosso e nero, il colore acceso e quasi aggressivo e il suo fare talvolta naif, che ci accompagnerà nelle varie sale espositive fino alla conclusione.

Conosceremo il successo di Natalia nella terza sezione, dedicata interamente a una mostra a lei dedicata nel lontano settembre 1913 nella galleria Mikhailova, dove furono esposti ben ottocento suoi dipinti. E scopriremo anche quanto fosse estremamente provocatoria l’arte di Natalia, un’amazzone che non si arrendeva di fronte a certe limitazioni che riteneva ingiuste. Come quella di non poter raffigurare il “nudo”. E lei di nudi ne dipinse molti, tra cui Modella su sfondo blu, andando fieramente incontro alle conseguenze: fu per tre volte accusata e processata per offesa alla pubblica morale e per pornografia. Ma venne sempre assolta.

Dopo aver attraversato un altro genere alle donne vietato, quello dell’arte sacra, a cui la Goncharova si dedicò nonostante tutto e con grande passione, la scopriremo di nuovo sotto un’altra veste: quella di costumista per i famosi Balletti Russi di Serge Diaghilev. Dopo averla corteggiata a lungo, il geniale impresario teatrale riuscì, nel periodo della Prima Guerra Mondiale, a “scritturare” Natalia che, insieme a Larionov, lasciò la Russia per la Svizzera. Quello che doveva essere un trasferimento momentaneo, si rivelò invece permanente. Un viaggio reso “senza ritorno” dalla Rivoluzione d’Ottobre del 1917, dalla successiva guerra civile e dalla fine di ogni sperimentazione con l’allontanamento delle opere d’avanguardia dalle principali collezioni russe e l’emergere del Realismo socialista divenuto orientamento ufficiale dell’arte sovietica.

Anche la mostra, dopo una sezione dedicata al rapporto di Natalia con il Modernismo e con il Raggismo, qui superbamente raccontato da un’opera capitale come Il ciclista, racconta gli anni della separazione dal Paese natio, il breve ma significativo soggiorno in Italia, dove conobbe Picasso, Balla, Depero e tanti altri e il definitivo trasferimento dell’artista a Parigi.  Qui continuò a lavorare, indefessamente, con quella stessa capacità di muoversi tra una lingua e l’altra che aveva da sempre avuto, licenziando opere di grande raffinatezza come il bel Paravento raffigurante la Primavera eseguito su commissione della collezionista Rue Winterbotham Carpenter. Rue lo voleva “primaverile, fiorito, cubista” e Natalia, come al solito, seppe rispondere perfettamente a quanto desiderato.

La mostra è terminata

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