La villa medicea della Petraia
Da Ferdinando I dei Medici a Vittorio Emanuele II: una storia lunga tre secoli
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Dimora medicea tra le più celebri, la villa della Petraia saprà incantare per i suoi capolavori, i suoi rigogliosi giardini e i suoi straordinari affreschi.
- Gli usi, gli svaghi e le passioni delle dinastie che ressero Firenze
- Il cortile con i Fasti medicei del Volterrano
- La Venere-Fiorenza del Giambologna
- Le lunette delle Ville medicee di Giusto Utens
- Gli appartamenti di Vittorio Emanuele II e della Contessa di Mirafiori
Maggiori informazioni
La villa della Petraia si erge con la sua inconfondibile torre in posizione dominante sulle pendici di Monte Morello. In origine era una fortezza voluta dalla famiglia dei Brunelleschi, passò poi a Palla Strozzi, il noto committente dell’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano oggi agli Uffizi e infine, nel Cinquecento, entrò a far parte dei possedimenti dei Medici.
La visita prenderà avvio dal giardino formale che, pur se modificato alla fine del Settecento e all’inizio del secolo successivo, presenta ancora oggi una struttura molto vicina a quella originaria. Il giardino era stato infatti realizzato nel Cinquecento, su commissione del duca Cosimo I, su tre terrazzi: il terrazzo a livello della villa (detto oggi “piano della figurina” dalla Venere/Fiorenza del Giambologna collocata sulla fontana a lato della dimora e oggi sostituita da una copia); il terrazzo intermedio con aree fiorite e il “vivaio”, ovvero la grande vasca d’acqua ancor oggi presente; il terrazzo inferiore originariamente destinato ai frutti. Era questo l’elemento più originale della composizione per la presenza di due grandi aiuole circolari sottolineate da “tunnel”, ovvero da cerchiate di lecci che, attraverso potature e legature, venivano portati ad assumere le caratteristiche di vere e proprie architetture vegetali, corridoi verdi voltati a botte.
Dal giardino si avrà accesso al cortile che saprà stupire per la straordinaria decorazione ad affresco, la più importante delle residenze medicee, che venne eseguita in due fasi differenti. Le pitture più antiche risalgono infatti al 1589 quando la villa venne assegnata alla granduchessa Cristina di Lorena, sposa di Ferdinando I: fu costei che commissionò all’artista Cosimo Daddi la realizzazione delle Gesta di Goffredo di Buglione, presunto suo antenato, sulle due pareti principali del cortile. A queste si andò ad aggiungere sotto i due loggiati, tra il 1636 e il 1643, il ciclo di affreschi con i Fasti Medicei, capolavoro assoluto della Petraia e uno dei maggiori della pittura fiorentina di quel tempo, eseguito da Baldassarre Franceschini detto il Volterrano su commissione di Don Lorenzo dei Medici. La grandiosità degli affreschi, ricchi di soluzioni prospettiche e illusionistiche, dalla gamma cromatica fresca e affascinante, ci condurrà alla scoperta delle altre decorazioni presenti in villa.
A cominciare dalla serie di stanze che si aprono sul lato orientale e che formavano, più recentemente, l’appartamento del Re Vittorio Emanuele II che, innamoratosi della villa, ne fece sua residenza prediletta negli anni di Firenze capitale. Si visiterà la grande Sala rossa, con il suo bel soffitto a stucchi bianchi e oro di epoca lorenese, la Sala della Musica, con il pianoforte napoletano del 1868, lo Studio con il sontuoso parato francese in velluto cremisi e giallo di metà Ottocento e la Cappella nuova, già camera da letto di Cosimo III dei Medici, completamente ornata di affreschi del pittore seicentesco Pier Dandini.
Si procederà quindi al piano nobile dove, tra l’elegante mobilio dell’appartamento della bella Rosina, moglie morganatica del re, le stanze della toilette e il grande Salone da gioco, si avrà occasione di ammirare il cosiddetto Studiolo di Fiorenza, così chiamato perchè oggi conserva al suo interno la bella statua bronzea del Giambologna, nonché la Cappella vecchia, risalente all’epoca di Cristina di Lorena e da questa fatta decorare, nella volta, dal Daddi con un luminoso Paradiso.
Ridiscesi al piano terra, si concluderà la visita con le stanze ad ovest del cortile, oggi deputate ad ospitare il ciclo delle lunette con le Ville Medicee dipinto da Giusto Utens tra la fine del Cinquecento e l’inizio del secolo successivo e alcuni apparati scultorei provenienti dal giardino della vicina villa medicea di Castello, tra cui il potente Ercole e Anteo di Bartolomeo Ammannati.
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