Eleonora di Toledo e l’invenzione della corte dei Medici a Firenze

Una mostra a Palazzo Pitti per conoscere la “Gran Signora del Cinquecento”

Eleonora di Toledo e l'invenzione della corte dei Medici a Firenze

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Una grande mostra a Palazzo Pitti che raduna oltre cento opere per raccontare la duchessa Eleonora di Toledo, donna di potere, fascino e grandi capacità gestionali.

  • Il vivace ambiente culturale della Napoli cinquecentesca
  • Gli arazzi e i tessuti preziosi
  • I ritratti realizzati da Bronzino e Tiziano
  • Il mecenatismo di Eleonora: il Giardino di Boboli e il Palazzo Ducale
  • Le sale affrescate nel Tesoro dei Granduchi

Maggiori informazioni

La visita ci porterà alla scoperta della mostra allestita nella splendida cornice del Tesoro dei Granduchi a Palazzo Pitti, per celebrare la straordinaria figura di Eleonora di Toledo, la Gran Signora del Cinquecento. Muovendoci tra le sale affrescate per il matrimonio di Ferdinando II dei Medici con Vittoria della Rovere (1637), racconteremo della donna che ha fissato le regole, l’etichetta e l’immagine ufficiale della neonata corte ducale fiorentina. Dipinti, sculture, arazzi, abiti e gioielli sveleranno la vita, gli interessi e l’impatto culturale di Eleonora, andata in sposa a Cosimo I dei Medici.

Figlia del viceré spagnolo di Napoli, don Pedro de Toledo, Eleonora, ancora bambina, si trasferì con la famiglia nella città partenopea, vivacissimo centro culturale destinato a divenire una sorta di seconda capitale del Sacro Romano Impero nell’inverno del 1535-36, durante il soggiorno di Carlo v d’Asburgo, rientrato vittorioso dopo la battaglia di Tunisi. Durante il suo lungo regno, infatti, don Pedro cambiò il volto di Napoli e commissionò la costruzione di importanti complessi architettonici per la sua famiglia, esempio che verrà poi seguito da Eleonora e Cosimo anche a Firenze. Napoli era inoltre una città in cui era possibile apprezzare l’arte toscana, grazie alle numerose commissioni affidate ad artisti fiorentini già nel corso del Quattrocento, e conoscere anche gli sviluppi della scuola veneta, attraverso i dipinti di Tiziano. E proprio un ritratto di sua mano raffigurante il viceré Pedro di Toledo come cavaliere dell’ordine di Santiago, proveniente dalle collezioni della Alte Pinakothek di Monaco, evoca il clima di quegli anni.
Proseguiremo il nostro percorso per scoprire i sontuosi festeggiamenti organizzati a Firenze per celebrare il matrimonio dei due nuovi giovani sovrani, che sancì la relazione tra la corte imperiale e il casato fiorentino, accrescendone l’importanza sulla scena internazionale. Per avere un’idea delle decorazioni effimere che abbellirono la città, delle commedie e degli interludi musicali che vennero allestiti, ci soffermeremo davanti ai resoconti coevi, ai disegni preparatori e agli spartiti che sono giunti fino ai nostri giorni.

L’unione di Eleonora e Cosimo fu felice e portò alla nascita di ben undici figli; Eleonora si occupò con attenzione della loro educazione e commissionò anche numerosi loro ritratti in età infantile all’artista di corte Agnolo Bronzino, riuscendo così a perpetuarne la memoria. Il suo ruolo di madre e la nascita della ritrattistica ufficiale alla sua corte, sono ben evidenti nello splendido Ritratto di Eleonora di Toledo con il figlio Giovanni delle Gallerie degli Uffizi.
Ma Bronzino non fu il solo artista che lavorò per Eleonora: Vasari, Salviati, lo Stradano e molti altri furono al suo servizio. Anche perché la duchessa fu responsabile della profonda trasformazione di Palazzo Vecchio, l’antica sede del potere cittadino, in cui si trasferì subito dopo la nascita della primogenita, Maria. Per ospitare in maniera degna la famiglia ducale e i servitori vennero creati nuovi appartamenti, decorati con cicli pittorici concepiti per celebrare il ruolo dei nuovi sovrani e la storia e la gloria del casato mediceo.

L’impatto di Eleonora fu fondamentale anche nell’evoluzione del gusto e della moda fiorentina: a dimostrazione della sua passione per i tessuti è l’interesse che ebbe per i lavori creati nell’Arazzeria Medicea e per gli eleganti capi di abbigliamento. In mostra potremmo ammirare un abito femminile probabilmente indossato da una delle sue damigelle in occasione della visita a Roma per incontrare Papa Pio V (1560).
Ma il luogo che forse è più legato alla memoria di Eleonora è il Giardino di Boboli, testimonianza tangibile della passione per il verde, gli spazi aperti e la vita extraurbana che la duchessa aveva avuto modo di coltivare già fin dalla sua infanzia a Napoli. Per il giardino, destinato non solo allo svago ma anche a coltivazioni, Eleonora commissionò numerose sculture, la realizzazione della Grotta di Madama ed importanti lavori idraulici.
Nell’ultima sezione della mostra i componimenti che le poetesse Tullia d’Aragona e Laura Battiferri dedicarono ad Eleonora, ci permetteranno di ricordare ancora una volta il suo ruolo come mecenate e la sua fondamentale eredità culturale.

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