Ritratti di donne nelle novelle fiorentine

Una passeggiata guidata accompagnata da letture drammatizzate alla scoperta delle donne descritte da grandi poeti del passato

Ritratti di donne nelle novelle fiorentine

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Una visita guidata per le vie del centro accompagnata dalla lettura drammatizzata di novelle di grandi poeti: un percorso inconsueto che, attraverso le parole di Boccaccio, Sacchetti e Grazzini, andrà a delineare il ruolo della donna nei vari secoli

  • Uno sguardo originale sulla storia e la cultura fiorentina
  • La voce di un’attrice che interpreterà i testi di famosi novellieri
  • La riscoperta di grandi poeti del passato
  • La lettura dei testi di Boccaccio, Sacchetti e Grazzini 
  • Il ruolo della donna tra il Trecento e la fine del Cinquecento

Maggiori informazioni

“Nella città di Firenze morì già un gentiluomo, e lasciò una sua donna con un solo fanciullo maschio, il quale, crescendo con poca prosperità, e non molto di forte natura, la madre ne facea gran guardia; e pure, perché la famiglia non rimanesse spenta, li diede moglie una fanciulla baldanzosa e gaia e di forte natura, e con questo piacevolissima; e ogni cosa considerata, la madre, avendo paura del mancamento del figliuolo, rade volte lo lasciava giacere con lei.
Avvenne per caso che, essendo questa giovane e con la suocera e con altre donne in sala, chi cucendo e chi filando, ebbe veduta a uno orticello fuori d’una finestra, o a uno tetto che fosse, una passera calcare l’altra spessissime volte, come hanno per uso; e subito dice:
– Buon per te, passera, che non avesti suocera.
Le donne, guardando l’una l’altra, cominciano a squittire delle risa, ed ella anco se ne rise; ma la suocera torse il capo e cominciò a borbottare; e la giovane, che uscì pur oltre, che non parve suo fatto. Questa novelletta o motto si sparse per la terra in forma che, quando alcuna donna si trovava con lei, dicea:
– Buon per te, passera, che non avesti suocera.
Ed ella, come baldanzosa, se ne rideva, e anco facea più chiaro loro la faccenda con molte ragioni.
Spesso interviene, ed è intervenuto a molte, che è dato loro marito, e poi è loro tolto o prestato a certi lunari. E non so se questa via tiene il giovane con meno pericolo però che quando se ne fa gran carestia, con maggior desiderio si sforza poi la natura, quando si congiunge insieme. Credo che, quando è dato moglie a un giovane per tale forma, si dovrebbe fare ragione della compagna, che non si marita perch’ella viva casta. E a molti è già intervenuto che, cominciando e non seguendo l’uso carnale, le donne talvolta son ite cercando di mettere uno scambio in luogo del marito; però che molto è gran follia mettere fuoco in un pagliaio, e non credere ch’egli arda. In tutte le cose chi si veste i panni del compagno non può errare” (Franco Sacchetti – Il Trecentonovelle – Novella CCXXVII)

Muovendoci per le vie del centro storico fiorentino, andremo alla scoperta di grandi poeti del passato, come Franco Sacchetti, di cui la novella sopra, Giovanni Boccaccio o Anton Francesco Grazzini. Leggendo brani tratti da alcune loro novelle, daremo vita a una rosa di personaggi femminili che sorprenderanno e sapranno affascinare, divertendoci. Questi racconti, animati da più voci, offriranno l’occasione di immergerci nella società del tempo e di comprendere appieno il ruolo femminile. Ci allontaneremo dalla figura della donna-angelo che era il cardine su cui ruotavano le liriche fino alla fine del XIII secolo e scopriremo una figura nuova che, pur appartenendo a diverse classi sociali, non dipenderà più dall’amore di un uomo ma sarà al suo pari e che soprattutto non avrà il timore di esprimere e dimostrare i suoi desideri.

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