Giorgio Vasari, Lorenzo il Magnifico, Uffizi

Sulla facciata della Basilica di Santa Croce campeggia un simbolo un po’ inusuale per una chiesa cristiana: una stella di David, conosciuta in ebraico come Magen David, che significa letteralmente “lo scudo di David”. Essa è formata dall’intreccio di due triangoli equilateri, uno rivolto verso l’alto e il secondo verso il basso, che simboleggiano la dicotomia dell’uomo, l’eterna lotta tra bene e male. Le comunità ebraiche avevano iniziato ad utilizzarla come loro simbolo rappresentativo – alla stregua della croce usata dai cristiani – negli anni successivi all’emancipazione giudea seguita alla Rivoluzione francese.
Perchè dunque è presente a Santa Croce? Pare che sia una sorta di firma lasciata dall’architetto Niccolò Matas (1798-1872), che portò a compimento la facciata neogotica di questa basilica fiorentina. Per oltre tre secoli, infatti, era rimasto a vista il paramento in pietraforte che avrebbe dovuto sorreggere gli elementi architettonici e scultorei e la facciata della chiesa era rimasta incompiuta. Le uniche decorazioni che facevano mostra di sé erano un tondo in pietra recante il monogramma di Cristo (il disco solare con al centro le lettere IHS) voluto da San Bernardino da Siena, la bellissima vetrata eseguita su disegno di Lorenzo Ghiberti e il San Ludovico di Tolosa di Donatello, originariamente realizzato per Orsanmichele e poi collocato sopra il portone principale. Quando nel corso dell’Ottocento Santa Croce vide consacrata la sua fama come pantheon delle “itale glorie”, per aver accolto al suo interno le sepolture di tanti uomini illustri, si avvertì la necessità di portare a compimento la decorazione. L’incarico venne affidato a Niccolò Matas, nato ad Ancona da una famiglia ebraica di origine spagnola, e trasferitosi a Firenze nel 1825, dove era divenuto professore dell’Accademia di belle arti e aveva ottenuto incarichi per le più illustri famiglie della comunità fiorentina e di stranieri, inclusi i Demidoff. Per Santa Croce il Matas progettò una facciata neogotica a tre cuspidi, rivestita di marmi policromi bianchi e verdi, traendo ispirazione sia dalla tradizione romanica fiorentina sia da un disegno originale di Simone del Pollaiolo, detto il Cronaca, andato perduto. L’inaugurazione avvenne nel 1865, in occasione delle celebrazioni per il cinquecentenario dantesco, che videro anche la collocazione nella piazza della statua di Dante Alighieri.
La facciata di Santa Croce è forse il progetto più importante del Matas, tanto che in punto di morte chiese ed ottenne di essere sepolto sul suo sagrato. Se vi avvicinate al portone centrale, noterete infatti una lapide che reca la seguente iscrizione: “NICCOLÒ MATAS DI ANCONA/GIUDICATO DEGNO DAL PARLAMENTO NAZIONALE/DI RIPOSARE FRA GLI ALTRI GRANDI/IN OSSEQUIO AI DESIDERI/L’UNDICI DI MARZO MDCCCLXXII/DA LUI MANIFESTATI MORENDO/QUI NEL MDCCCLXXXVI FU DEPOSTO/PERCHÈ LA FACCIATA DI QUESTO TEMPIO/FOSSE MONUMENTO ALL’ARTEFICE”.
E così lui, ebreo di nascita, legò per sempre il suo nome ad uno dei più noti templi della cristianità.

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