David, Piazza della Signoria

Simbolo per eccellenza della città di Firenze e opera tra le più ammirate e fotografate nel mondo, il David di Michelangelo nasconde una storia fatta di imprevisti, di curiosità e di tanti aneddoti. Oggi ne raccontiamo qualcuno.E torniamo al settembre del 1501.
In quell’anno il nostro Buonarroti, già prodigioso nonostante la giovane età, ottenne la commissione fiorentina per la creazione di una statua di Re David. A richiamarlo nella città gigliata da Roma dove l’artista si trovava in quel momento e dove aveva scolpito l’opera che ne aveva decretato la fama, la Pietà Vaticana, furono “alcuni amici” che scrissero a Michelangelo di tornare svelto a Firenze perché era possibile avere un grande blocco di marmo alto nove braccia di proprietà dell’Opera del Duomo. Non era un blocco di marmo qualsiasi. Più artisti si erano provati prima del Nostro a ricavarne una figura, ma si erano dovuti fermare prima quasi di cominciare: quel blocco era di cattiva qualità, troppo fragile in relazione alle sue dimensioni e con una notevole quantità di venature e di piccole cavità, dette taròli, presenti spesso nel marmo di cava ma non in così gran numero.
La sfida dovette convincere e affascinare Michelangelo che, al momento della consegna, si trovò tra le mani un marmo rovinato a tal punto dai precedenti tentativi, dice Vasari, che gli Operai di Santa Maria del Fiore avevano ormai da tempo abbandonato l’idea che ne se potesse ricavare qualcosa di buono. Ma Michelangelo era già Michelangelo, si sa. E appena visto il materiale, decretò che se ne sarebbe potuta ricavare una ragionevole figura.
E così si mise al lavoro, barricandosi all’interno dell’attuale cortile del Museo dell’Opera del Duomo, lontano da occhi indiscreti, dove rimase per lungo tempo impegnato nella creazione di quello che sarebbe divenuto il simbolo di una nuova stagione.
A due anni dal primo colpo di scalpello, nel settembre del 1503, si tolse il velo al marmo e apparve chiaro a tutti che l’opera aveva “tolto il grido a tutte le statue antiche e moderne, greche o romane che fossero”.
Fu però soltanto nel maggio successivo che il Gigante venne trasferito dal cantiere originale dell’Opera del Duomo al luogo della sua collocazione antica, Piazza della Signoria.

“Il 14 Maggio MDIV (…) si trasse dall’Opera il Gigante di marmo, uscì fuori alle 24 hore, e ruppono il muro sopra la porta tanto che ne potesse uscire, e in questa notte fu gittato certi sassi al Gigante per far male; bisognò fare la guardia la notte, e andava molto adagio e così ritto legato, che ispenzolava che non toccava co’ piedi , con fortissimi legni e con grande ingegno, e penò quattro dì a giungere in piazza: giunse a dì 18 in su la piazza a hore 12, haveva più di 40 huomini a farlo andare, haveva sotto quattro legni unti, e quali si mutavano di mano in mano, e penossi sino a dì 8 Giugno 1504 a posarlo in su la ringhiera, dov’era la Giudit, la quale s’ebbe a levare”
(Luca Landucci)

In effetti spostare il David, alto 410 centimetri e largo 199 per 5 tonnellate di peso, dovette risultare operazione ardua e complessa! Oltre quaranta gli operai impiegati che riuscirono nell’impresa: ad aiutarli una grossa impalcatura mobile di legno che scorreva su travi unte di grasso, al cui interno trovava posto il marmo, ben sollevato dal fondo di modo che si evitasse qualsiasi vibrazione potesse danneggiarlo.
Dopo che fu giunta in piazza e collocata sull’arengario di fronte a Palazzo Vecchio, al posto della Giuditta e Oloferne di Donatello, l’opera venne terminata da Michelangelo sul luogo e scoperta solo l’8 settembre. E da quel momento fu la gloria. Per Michelangelo e per il suo David.

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