Sandro Botticelli, Adorazione dei magi (part.), Galleria degli Uffizi

Quando si pensa a Sandro Botticelli o si guardano le sue opere più note, la Primavera e la Nascita di Venere della Galleria degli Uffizi, ad esempio, ci figuriamo un pittore colto e serio, un uomo un po’ filosofo, più dedito alle speculazioni intellettuali che al vivere in spensieratezza.
Eppure molte fonti dell’epoca riportano che Sandro “era persona molto piacevole e faceta e sempre baie e piacevolezze si facevano in bottega sua, dove continovamente tenne a imparare infiniti giovani, i quali molte giostre e uccellamenti usavano farsi l’un l’altro”.
Benché stupiti, dobbiamo constatare che nella bottega di Sandro vi era un alto tasso di allegria e un’atmosfera così gioviale che, se lasciata libera totalmente, avrebbe prodotto certamente una pittura satirica e burlesca. Ma non erano ancora pronti i tempi in quell’età di Lorenzo il Magnifico.
Che Botticelli fosse persona arguta lo conferma il noto poeta, umanista e filologo  Agnolo Poliziano. E’ costui a raccontare del giorno in cui al nostro artista venne prospettato da Tommaso Soderini di prendere moglie. La risposta del Botticelli non si fece attendere: disse di aver sognato di sposarsi e che tale sogno l’aveva così spaventato che, temendo di ricaderci, andò “tutta notte a spasso per Firenze come un pazzo, per non havere cagione di raddormentarmi”. Il Soderini capì presto che “non era terreno per porvi vigna”.
Se non bastasse questo episodio a render ragione della simpatia di Sandro, proviamo a raccontare uno degli scherzi tra i più riusciti architettati dal maestro e avente come protagonista un ex allievo del pittore, il Biagio. Dovendo vendere un tondo da lui realizzato, l’opera fu portata nella bottega del maestro. In breve giunse il compratore che, vedendola e ammirandola, decise di prenotarla. A quel punto, però, Botticelli e Jacopo, un aiutante del maestro, concordarono con l’acquirente una burla ai danni del povero pittore.  Durante la notte, maestro e aiutante ritagliarono nella carta dei semplici cappucci rossi e li incollarono sul tondo, esattamente sulla testa degli angeli che circondavano la Madonna. La mattina successiva, Biagio e acquirente giunsero in bottega. Quando il primo vide il quadro così mutato per poco non svenne; ma, inspiegabilmente, il compratore si mise ad elogiare l’opera come se non vedesse le trasformazioni sopraggiunte. Il pittore, allibito, rimase in silenzio, tentando di portare a buon compimento l’affare. Non appena fu possibile, Botticelli tolse, di nascosto, i cappucci e il povero Biagio pensò di essere stato vittima di un’allucinazione. E glielo fecero allegramente credere tutti quanti! Solo dopo lungo tempo gli venne finalmente rivelato lo scherzo.
La burla delle burle, tuttavia, si trova all’interno di un’opera d’arte, nel Sant’Agostino nello studio che Botticelli lasciò negli anni ottanta del Quattrocento a Ognissanti. Lì, sulle pagine di un libro poggiato sulla mensola di uno scaffale, si trova scritto: “Dov’è fra Martino? E’ scaphato. E dov’è andato? E’ andato fuor dela Porta al Prato”.
Che significa esattamente? Con molta probabilità il Botticelli riferiva di un qualche frate Umiliato che, tentato dalle cose terrene aveva visto vacillare la propria vocazione, dandosi alla fuga e guadagnando la campagna fuor dalle vicine mura cittadine. Una storia certo irriverente, di cui forse non si doveva parlare ma che invece il nostro Sandro ha consegnato consapevolmente alla storia per sempre!

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi