Bronzino, Alessandro de' Medici (part.)

A Firenze qualsiasi luogo si menzioni o ci si accinga a visitare, riconduce sempre e comunque ai Medici. Persino un palazzo, un giardino o una chiesa ai margini della città, ci porterà a parlare di un membro della famiglia al potere. Spesso di Cosimo I, quel Medici figlio del più noto mercenario della storia, Giovanni dalle Bande Nere, che, nel giro di pochi decenni e attuando una politica militare d’eccezione, conquistò tutte le terre di Toscana riunendole in un potente Granducato retto da Firenze.
Non stupisce allora che anche una basilica antichissima come quella di San Miniato al Monte, con la sua bella facciata di marmi bianchi e verdi, uno dei pochi prospetti al vero ad esser stato realizzato congiuntamente con i lavori alla chiesa, sia luogo dei Medici. Anzi sia luogo tra i più importanti della storia fiorentina legata alla casata.
Ma partiamo dall’inizio. E domandiamoci innanzitutto chi era San Miniato. La tradizione agiografica racconta di un eroico soldato armeno il quale, di passaggio a Firenze nel 250 d.C., nel tempo delle persecuzioni dei Romani contro i cristiani, rifiutatosi di venerare l’imperatore Decio e i suoi dèi, subì le più svariate torture per poi essere infine decapitato al “pratello”. A quel punto, Miniato avrebbe preso la sua testa sottobraccio, sarebbe corso fuori da Florentia, avrebbe attraversato l’Arno e sarebbe salito a morire sul Mons Florentinus, dove avrebbe trovato sepoltura e dove poi sarebbe stata costruita la chiesa a lui dedicata.
Si ha notizia di una ‘basilica’ intitolata a San Miniato già dal 783, al tempo di Carlo Magno. Ma quell’edificio doveva aver subito l’ingiuria del tempo se il vescovo fiorentino Ildebrando, il 27 aprile del 1018, decise di ricostruire una nuova grandiosa basilica, nelle forme romaniche che ancor oggi si possono ammirare, destinata a custodire le reliquie del santo, reperite dallo stesso vescovo sotto l’attuale ‘porta santa’, in quello che forse si può ritenere uno dei più antichi cimiteri cristiani di Firenze.
La comunità benedettina prima e quella olivetana poi resero il complesso di San Miniato un centro di irradiazione culturale e spirituale davvero straordinario. Basterà ricordare il fecondo dialogo con l’ambiente umanistico, che creò capolavori come la Cappella del Cardinale del Portogallo dove lavorarono di concerto i Rossellino i Pollaiolo Alesso Baldovinetti e Luca della Robbia, l’amore filologico per la grande tradizione patristica, la grande scuola del minio, della calligrafia, della cartografia, unitamente alle opere di assistenza e di carità offerte, nei secoli, alla città intera e al contado.
Ma arrivò poi, repentino e inatteso, il tempo in cui le ‘porte sante’ del Mons Florentinus dovettero serrarsi e tutto il monastero scoprirsi abbracciato da baluardi e terrapieni.
Erano i tempi dell’assedio di Firenze e della memorabile resistenza popolare contro il potentissimo esercito dell’imperatore Carlo V. La città si apprestava ad affrontare il nemico e, per meglio riuscire nel suo intento, erano necessari nuovi lavori di fortificazione.
Fu così che nel gennaio del 1529 si richiese l’aiuto di Michelangelo Buonarroti il quale, per San Miniato, riutilizzando in parte i bastioni che il Sangallo aveva approntato pochi anni prima, andò a progettare un sistema di difese simmetriche che dalle mura medievali dovevano scalare il colle per attestarsi sulle sommità, attorno alla basilica, con una poderosa testa di ponte. Un progetto assolutamente moderno, quello michelangiolesco. Una concezione dinamica e offensiva delle fortificazioni intese non più come semplici barriere ma come centri di attacco in grado di offendere il nemico con il lancio costante di proiettili.
Ma il tempo era nemico a grandiosi progetti e i lavori  difensivi che si riuscirono a portare aventi a poco valsero; nel giro di pochi mesi, Firenze vide la vittoria delle truppe imperiali e, con essa, il rientro definitivo in città della famiglia Medici. Nel 1530 Firenze diventava un ducato nelle mani della potente casata.
Fu col giovane e fiero Cosimo I, salito al governo nel 1537, che la collina di San Miniato subì le ultime e definitive trasformazioni. Promuovendo il rinnovamento e il potenziamento complessivo delle fortificazioni dello Stato, Cosimo volle che si rendessero definitivi i bastioni provvisori di Michelangelo e chiamò a definire il nuovo progetto l’architetto militare allora più illustre del territorio italiano, Giovan Battista Belluzzi detto il Sanmarino, il quale, pur non modificando il progetto difensivo originario, andò ad aggiungere i due bastioni che chiudono il colle dalla parte della città, a protezione della porta principale.
San Miniato diventava una fortezza e ancora oggi i bastioni che cingono l’intero complesso lo raccontano a gran voce. I monaci, in quel lontano tempo di Cosimo I, per non dover convivere con i soldati, si allontanarono dal monastero per farvi ritorno molti secoli più tardi, precisamente nel 1924, quando già da qualche decennio si era dato avvio alla realizzazione del Cimitero delle Porte Sante. Ma questa è un’altra storia.

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