Loggiato degli Innocenti

Nell’agosto del 1487 lo spedalingo dell’Istituto degli Innocenti, Francesco Tesori, lo stesso committente della ben nota Adorazione dei Magi di Domenico Ghirlandaio, fece posizionare nei dieci oculi posti sulla facciata del Loggiato le figure dei Putti in fasce terminati in quell’anno da Andrea della Robbia.
Certo il Brunelleschi, artefice di quel Loggiato, non ne sarebbe stato felice: la soluzione adottata infatti contrastava nettamente con la scelta di lasciare gli oculi vuoti, privi di alcun elemento decorativo, a sottolineare il contrasto tra il grigio della pietra serena e la struttura intonacata, secondo un modello che l’architetto andrà replicando in tutte i suoi più illustri progetti, dalla Sagrestia Vecchia in San Lorenzo alla basilica agostiniana di Santo Spirito.
Ma quei tondi, in verità, che forse andavano ad alterare i rapporti proporzionali tra le varie parti dell’edificio, destarono fin da subito grande meraviglia e stupore tanto da divenire da quel momento in avanti il simbolo dell’istituzione stessa: con quei putti “i quali tutti sono veramente mirabili e mostrano la gran virtù e arte di Andrea”, si ricordava ai fiorentini l’opera di carità che all’interno dell’edificio si compiva per l’infanzia abbandonata e si riportava dunque costantemente all’attenzione di tutto il mondo fiorentino, intellettuale e politico, un tema sociale così importante, grave e diffuso.
E che l’abbandono dei bambini fosse sempre più una realtà in crescita, lo dimostravano i fatti: nel giro di pochi decenni dalla costituzione dell’Ospedale, i “gittatelli” si moltiplicarono. Già nel 1465, a vent’anni dall’accoglienza del primo neonato cui fu dato il nome di Agata Smeralda, si contavano duecento ingressi annuali che nel 1484 erano già divenuti intorno ai mille; e se nel 1627 l’Ospedale denunciava millecentoventi bocche da sfamare, nel 1767 il numero degli assistiti dall’Istituto arrivò a superare i tremila.  
Gli abbandoni delle bambine superavano di gran lunga quelli dei maschi e ciò è facilmente spiegabile: le femmine per andare via di casa, dovevano sposarsi e per sposarsi era necessaria la dote. Poche le famiglie di umili origini, soprattutto in certi momenti di crisi economica, che potevano permettersi di maritare le figlie e dunque si preferiva abbandonarle nella ruota degli Innocenti, consapevoli che, lì in quella struttura, quelle figlie avrebbero condotto una vita decorosa e cristiana. Vi era poi la speranza che, venuti tempi migliori, si potessero ricondurre al nucleo familiare. Non a caso era consuetudine inserire tra le fasce dei bambini destinati all’abbandono piccoli oggetti o messaggi scritti, veri e propri segni di riconoscimento con cui si sarebbe potuto chiedere, un giorno, il ricongiungimento. Ovviamente doveva collimare la descrizione del contrassegno che poteva essere una semplice medaglia, una moneta, un anello, una croce, un chicco di rosario, un bottone o molto più semplicemente un pezzetto di stoffa.

Non furono molti i bambini che vennero ricercati dai genitori. Ma talvolta poteva davvero accedere. E’ il caso di Agata, una bambina di circa due mesi che, il 10 maggio 1620, venne abbandonata di notte, fasciata in una pezza rossa di cattiva qualità e con al collo una mezza medaglia. L’uomo che l’aveva lasciata, la dichiarò già battezzata. La piccola venne accolta nell’Ospedale e mandata a balia da una certa Maddalena che abitava nel popolo di San giusto, dove rimase fino al maggio 1621 per poi rientrare all’Istituto, com’era consuetudine. Vent’anni più tardi, Agata venne ricongiunta a “Giovanni di Domenico Masi, habitante in via San Gallo e fattore delle reverende monache di Santa Agata, havendo dato veri e reali contrassegni di vero e legittimo padre (…), per tenerla appresso di sé come l’altre sue figliole et istruirla nel timore di Dio e buoni costumi come sono tenuti et obbligati i padri di buona coscientia, acciò il Signore ne renda premio in salute delle anime loro” (Giornale V, 1632-1642, 5401, c. 2231).
Una storia a lieto fine, per Agata, resa possibile dal riconoscimento del segnale! Chi potrà più dubitare della loro importanza?  

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