Paolo Uccello, Ebbrezza di Noè, Santa Maria Novella

Nel primo Rinascimento fiorentino, nella bottega di Lorenzo Ghiberti, si formò un certo Paolo di Dono: un giovane che ben presto rivelò doti sorprendenti, divenendo pittore e mosaicista tra i più abili.
Poverissimo, tanto da non potersi permettere di tenere animali, limitandosi a dipingerli, in special modo gli uccelli (da cui il soprannome che ebbe), l’artista sembrava non aver compreso il pieno fervore dell’epoca in cui visse. Almeno fin dopo il rientro dal viaggio giovanile a Venezia dove rimase per ben sei anni (1425-1431): tornato infatti nella città gigliata, entrò in contatto con le ricerche condotte da Masaccio, da Brunelleschi e da Donatello, rimanendo quasi folgorato dalla perizia con cui essi raffiguravano lo spazio.
Eppure, benché attivo dagli anni Trenta del Quattrocento nelle più importanti commissioni, venne aspramente giudicato da Giorgio Vasari nelle sue Vite. Vi si legge infatti:

“Paulo Uccello sarebbe stato il più leggiadro e capriccioso ingegno che avesse avuto da Giotto in qua l’arte della pittura, se egli si fusse affaticato tanto nelle figure et animali quanto egli si affaticò e perse tempo nelle cose di prospettiva; le quali, ancorché sieno ingegnose e belle, chi le segue troppo fuor di misura getta il tempo dietro al tempo, afatica la natura, e l’ingegno empie di difficoltà e bene spesso di fertile e facile lo fa tornar sterile e difficile, e se ne cava – da chi più attende a lei che alle figure – la maniera secca e piena di profili: il che genera il voler troppo minutamente tritar le cose, oltreché bene spesso si diventa solitario, strano, malinconico e povero, come Paulo Uccello, il quale, dotato dalla natura d’uno ingegno sofistico e sottile, non ebbe altro diletto che d’investigare alcune cose di prospettiva difficili et impossibili; le quali, ancorché capricciose fussero e belle, l’impedirono nondimeno tanto nelle figure, che poi, invecchiando, sempre le fece peggio. […]”

Quale fu il “difetto” di Paolo Uccello è facile dedurlo. Il nostro Paolo aveva cominciato ad applicarsi alla scienza della prospettiva in maniera così ossessiva da estraniarsi completamente dalla realtà. Ed era sempre così tutto preso dalla sua arte che la moglie “soleva dire, che tutta la notte Paulo stava nello scrittoio per trovare i termini della prospettiva, e che quando ella lo chiamava a dormire, egli le diceva: Oh, che dolce cosa che è questa prospettiva!”.
Molto fu rimproverato dai contemporanei per questo uso smisurato della prospettiva; tuttavia il risultato di questa sua ossessione furono una serie di opere straordinarie che dimostrano appieno il grado di perfezione raggiunto. Ne sono un perfetto esempio gli affreschi con Storie di Noè eseguiti allo scadere degli anni Quaranta nel Chiostro Verde della basilica di Santa Maria Novella.

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