Nanni di Banco, sant'Eligio, predella

Quando un luogo è importante, è facile che intorno ad esso si diffondano leggende tra le più varie. Ed è certo questo il caso di Orsanmichele, l’antico granaio della città di Firenze, divenuto presto edificio di culto ma anche luogo simbolo per eccellenza dell’ascesa sociale politica ed economica delle corporazioni delle Arti e dei Mestieri di Firenze. Un vero e proprio “tempio del lavoro” come ebbe a definirlo Antonio Paolucci.
Sono tante le storie popolari nate intorno a Orsanmichele. Oggi ne racconteremo una tra le più note.
Leggenda narra che un tempo vivesse a Firenze un giovane di nome Michele che divideva il suo tempo fra lavoro e opere di bene. Egli possedeva una stalla con alcuni cavalli e un magazzino adibito a deposito del grano. Ogni giorno Michele con suo padre trasportava sui cavalli il grano che gli veniva consegnato dai cittadini e lo faceva macinare nei mulini che si trovavano sulle rive dell’Arno. A sera rientrava per riconsegnare la farina ai clienti e poi si dedicava con passione ad opere di umanità: soccorreva i mendicanti, visitava anziani e infermi e aiutava le famiglie bisognose. Michele era talmente amato dal popolo del Sestiere di Porta Santa Maria che veniva paragonato a un santo, al punto da venire chiamato “San Michele”. Per questo motivo la sua casa e i campi che la circondavano erano chiamati “gli orti di San Michele”.
Ma un giorno improvvisamente Michele morì lasciando nel dolore e nella costernazione la sua famiglia e tutto il popolo del quartiere. Dal quel giorno Michele apparve diverse volte in sogno al padre al quale chiedeva con insistenza la stessa cosa: lo pregava che venisse fatta costruire una cappella negli orti della loro casa.
Nel frattempo si andavano verificando strani fenomeni nella stalla: al mattino i cavalli venivano trovati puliti e strigliati e le mangiatoie piene di fieno. Ma nessuno degli stallieri o dei lavoranti se ne prendeva il merito.
Intanto Michele continuava a popolare i sogni del padre e a ribadire la sua richiesta, ma questi non si decideva ad esaudire il desiderio del figlio.
Un giorno uno dei cavalli si azzoppò e venne chiamato il maniscalco per controllare la ferratura dell’animale; l’uomo tolse il ferro, prese la zampa ma lo zoccolo, tra lo stupore generale, si staccò dall’arto senza una goccia di sangue e gli rimase in mano. Il cavallo con un balzo improvviso accostò il moncherino allo zoccolo e questo si riattaccò così bene che l’animale riprese tranquillamente a camminare nella stalla. I presenti si resero conto di avere assistito a un miracolo operato da Michele e conservarono quel ferro di cavallo come portafortuna.
Il vecchio padre si decise allora a far costruire nel punto esatto dove si era verificato il miracolo una piccola cappella che prese il nome di “San Michele in Orto”, poi cambiato in “Orti di San Michele” e infine in “Orsanmichele”.

Se volete conoscere altre storie come questa, non perdete la passeggiata guidata alla scoperta delle leggende fiorentne

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