Sagrestia Nuova

 Caro m’è il sonno, e più l’esser di sasso,
mentre che ‘l danno e la vergogna dura:
non veder, non sentir m’è gran ventura;
però non mi destar, deh, parla basso
(Michelangelo Buonarroti)

 

Una nuova “sagrestia” in San Lorenzo: l’occasione del progetto

Nel 1520 quando fu abbandonato il progetto per la facciata di San Lorenzo, di cui si conserva ancora un modello in Casa Buonarroti, papa Leone X e il cardinale Giulio dei Medici affidarono a Michelangelo l’esecuzione di una cappella, la Sagrestia Nuova annessa alla stessa chiesa e così chiamata per distinguerla dalla Sagrestia Vecchia del Brunelleschi. L’occasione fu il grave lutto che aveva colpito l’anno precedente l’intera famiglia: la prematura scomparsa dell’erede diretto di Lorenzo il Magnifico, il giovane Lorenzo duca d’Urbino, peraltro appena tre anni dopo la morte dell’altro erede, Giuliano duca di Nemours. Il pontefice desiderava che un degno mausoleo, celebrando la memoria dei due giovani Capitani, sancisse anche visibilmente la presenza di una vera e propria dinastia medicea a Firenze, in anni in cui la suddetta stava vivendo vicende assai turbolente.
Il nuovo mausoleo avrebbe anche ospitato le tombe di Lorenzo il Magnifico, morto nel 1492 e di suo fratello Giuliano, assassinato nella congiura dei Pazzi del 1478, rispettivamente padre e zio di Leone X.

La commissione a Michelangelo Buonarroti

Inizialmente si pensò di erigere un unico monumento dove avrebbero dovuto trovare riposo tutti e quattro i personaggi menzionati. Ma ben presto questo progetto venne abbandonato a favore di due grandi tombe a parete per ciascuno dei Capitani e di una per i due Magnifici, in realtà mai terminata. E questo perché nel 1534, alla morte di papa Clemente VII, secondo pontefice mediceo, il Buonarroti lasciò definitivamente Firenze stabilendosi a Roma e lasciando la parte scultorea della cappella incompiuta. Ma a dispetto della sua incompletezza, la Sagrestia Nuova divenne fin da subito “scuola del mondo” e la si ammirò quale unicum fondato su una straordinaria unità generale: architettura, scultura e decorazione apparvero e appaiono ancora oggi “strumenti ben accordati sotto la guida di un abile direttore d’orchestra”.  

La straordinaria concezione dell’ambiente

A stupirci la concezione plastica dell’ambiente, l’articolazione delle pareti che si muovono tra pieni e vuoti, l’effetto di verticalità reso ancora più forte dalle finestre dei lunettoni che vanno riducendo la loro larghezza verso l’alto, il moltiplicarsi di spigoli e angoli in un crescendo che avvolge completamente l’osservatore.  A stupirci le tombe dei Capitani, strutture massicce per profondità e altezza, perfettamente integrate nell’architettura, ornate da numerose e poderose sculture che sembrano prevaricare sull’intera intelaiatura architettonica. E se ci colpiranno la forza intensa e la profondità psicologica dei due defunti, seduti e vestiti con costumi all’antica, con il bastone del comando l’uno (Giuliano) e in atteggiamento meditativo l’altro (Lorenzo), che dire delle allegorie (la Notte e il Giorno, l’Aurora e il Crepuscolo), adagiate nell’elegante posa semisupina sopra i sarcofagi?

 

L’uso della luce 

Capolavoro del Rinascimento italiano, la Sagrestia Nuova è un chiaro esempio di come Michelangelo lavorasse non solo sull’architettura e sulla scultura, ma anche sulla luce, funzionale sia alla comprensione del percorso simbolico e narrativo, sia alla piena leggibilità delle modanature architettoniche. Fu infatti l’artista stesso a progettare le grandi finestre che si aprono sui vari ordini architettonici, nonché la lanterna della cupola, simile, per certi versi, al grande oculo del Pantheon romano.
Un luogo insomma da non perdere, mirabile luogo della grandezza del “divino maestro”.

domenica 13 ottobre visita con AbstrART le Cappelle Medicee

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