Michelangelo, Pianta della libreria segreta, Casa Buonarroti

Quella della Biblioteca Medicea Laurenziana, voluta da papa Leone X e realizzata da Michelangelo molto tempo dopo la morte del pontefice, è una vicenda estremamente lunga e complessa come dimostrano l’ampio arco di tempo che interessò la concezione e la realizzazione del complesso, e i numerosi disegni conservati in Casa Buonarroti. Si può verosimilmente supporre che l’idea della costruzione della biblioteca sia nata nel giovane cardinale Giovanni figlio di Lorenzo il Magnifico, futuro papa Leone X, già alla fine del Quattrocento. Infatti, dopo la cacciata dei Medici (1494), prima di fuggire dalla città, pare che lo stesso, travestito da frate, si sia recato in San Marco per mettere in salvo la collezione dei libri della biblioteca voluta dal suo bisavolo Cosimo il Vecchio.

Nel 1519, il cardinale Giovanni, ormai pontefice da alcuni anni, manifestò al priore di San Lorenzo la volontà di realizzare in quella chiesa una biblioteca prendendo a modello quella costruita da Michelozzo in San Marco dove anni prima aveva messo in salvo i preziosi testi. In questo intento si manifesta la volontà di creare un richiamo alla grande stagione medicea che, inaugurata da Cosimo il Vecchio, aveva raggiunto il suo massimo splendore con l’età laurenziana. Nello stesso anno il  progetto venne affidato a Michelangelo, artista di indubbia fama e amico del pontefice. E’ noto infatti che Lorenzo il Magnifico, suo mecenate, avendo riconosciuto il talento del giovane, lo avesse fatto entrare non solo nel Giardino di San Marco (una sorta di prima accademia d’arte) ma lo avesse anche introdotto nella sua casa dove il Buonarroti aveva avuto l’occasione di conoscere i figli del Magnifico tra cui Giovanni.

Michelangelo attese al progetto con ponderatezza fino dall’inizio; i primi studi si concentrarono sulla scelta della collocazione della biblioteca all’interno del complesso. Il Buonarroti propose diverse soluzioni al pontefice che alla fine si orientò “su quella libreria che va in sulla piazza di verso Borgo San Lorenzo”. A Michelangelo la collocazione non piacque perchè avrebbe posto la facciata della biblioteca in modo ortogonale rispetto a quella della basilica affacciandosi sulla stessa piazza. Facendo leva sul fatto che il rumore proveniente dall’esterno sarebbe stato un elemento di disturbo allo studio, Michelangelo propose un’altra collocazione sul braccio di ponente della Canonica.

Scelto il luogo si definì la composizione degli ambienti che avrebbero costituito la biblioteca: alla sala di lettura si aggiunse un vestibolo ovvero un ambiente di ingresso destinato a contenere la scala di accesso alla sala. Nel 1525, anno di inizio dei lavori, Clemente VII, che dal 1523 era succeduto al cugino sul soglio pontificio, chiese a Michelangelo di disporre in fondo alla sala di lettura una “libreria segreta per tenere certi libri più pretiosi che altri” (Carteggio 1965-83 III, p. 141, 695 12 Aprile 1525). Il progetto della piccola sala venne redatto, inviato a Roma e approvato dal papa ma alla fine non fu mai realizzato.

Per poter costruire i volumi della sala e del ricetto, Michelangelo dovette prima rinforzare le murature delle abitazioni dei canonici senza creare un muro continuo, per “guastare” il meno possibile la costruzione quattrocentesca, come espressamente richiesto dal pontefice. Il Buonarroti realizzò allora una serie di pilastri di rinforzo alla muratura esistente. Questo sistema statico creò dei vincoli al progetto che l’architetto utilizzò sapientemente come matrice compositiva definendo la sala di lettura attraverso una successione ritmica di paraste, corrispondenti ai pilastri, alternate a pareti finestrate. La doppia fila di  aperture disposte sul lato orientale e su quello occidantale, avrebbero inoltre garantito la corretta illuminazione all’ambiente,

Nel ricetto, un vano di forma quadrata piuttosto alto rispetto alle dimensioni della pianta, i pilastri portanti furono risolti nei grandi binati di colonne insolitamente sostenuti, anche se solo apparentemente, da mensole poste al disotto della cornice che segna il dislivello tra il piano del vestibolo e quello della sala di lettura. In maniera altrettanto inusitata le colonne sono collocate all’interno della muratura dalla quale sembrano essere spinte verso lo spazio interno. Tra i sostegni si aprono inedite finestre ad edicola acciecate che, perdendo la loro funzione, vengono a costituire unicamente un ulteriore elemento decorativo che si aggiunge alla già esuberante definizione plastica della parete. Completa il ricetto un’ampia scala di collegamento tra i dislivelli prevista dal Buonarroti, ma realizzata solo successivamente, composta da tre rampe affiancate, di cui quella centrale sembra invadere lo spazio con i suoi scalini curvilinei, mentre quelle laterali si interrompono sul pianerottolo intermedio convergendo nella rampa mediana.

Nella definizione della “libreria segreta”, che può essere letta sulla base dei disegni ad essa relativi conservati in Casa Buonarroti, Michelangelo riuscì a risolvere in termini formali il limite derivante degli edifici vicini; il problema del muro che tagliava diagonalmente il poco spazio a disposizione venne ribaltato creando una pianta triangolare i cui vertici smussati consentivano l’eliminazione degli angoli acuti. Secondo alcuni studi la parete si sarebbe articolata in nicchie e elementi di sostegno, mentre in alto la struttura sarebbe stata conclusa da una volta su pennacchi sferici coronata da una lanterna. Questa concezione planimetrica forzatamente triangolare bene si sarebbe prestata ad essere lo spazio conclusivo del percorso costituito dai tre ambienti: ricetto, sala di lettura e “libreria segreta”.

Nella successione di questi ambienti proposti da Michelangelo si può leggere un percorso ideale sulla conoscenza: la penombra del ricetto ricorda un notturno con mostruosi pipistrelli che si affacciano dai capitelli e che induce il visitatore a salire la scala orientandosi verso la luce. A quasta suggestione avrebbe contribuito il rumore prodotto sulla scala per effetto del calpestio qualora questa fosse stata realizzata in legno di noce come previsto dal Buonarroti e non in pietra. Lasciato il buio del vestibolo si arriva allo spazio chiaro della sala di lettura dove la luminosità allude alla luce della conoscenza che si raggiunge attraverso la lettura dei testi qui conservati. Il percorso avrebbe trovato il suo compimento nelle “libreria segreta”dove la lettura dei libri più rari e preziosi avrebbe condotto il lettore alla luce più alta della conoscenza.

Nel 1527 il sacco di Roma e la conseguente cacciata dei Medici da Firenze, conclusasi con l’assedio e la “riconquista” della città nel 1530 (fatti che videro allinearsi Michelangelo dalla parte della Repubblica) interruppero il cantiere laurenziano. I lavori furono brevemente ripresi per interrompersi nuovamente nel 1534 con la definitiva partenza di Michelangelo per Roma. A questa data le pareti del ricetto erano completate mentre la parte superiore era rimasta al grezzo e nella sala di lettura mancavano il soffitto, il pavimento e i banchi.  

Fu il duca Cosimo I, nel 1548, a riprendere i lavori. La regia del cantiere venne assunta dal Tribolo che, secondo le indicazioni di Michelangelo, definì il soffitto e i bachi, realizzati da Giovan Battista del Tasso e il pavimeto della sala di lettura,  realizzato da Santi Buglioni. Tentò poi di portare a termine la scala del ricetto, ma questa venne costruita solo dieci anni più tardi da Bartolomeo Ammannati. Le vetrate furono realizzate sotto la direzione di Giorgio Vasari, tra il 1556 e il 1568, da maestri fiamminghi. E’ curioso osservare come un progetto nato sul nucleo di libri e per la memoria di Cosimo Pater Patrie, sia stato portata a compimento, oltre un secolo e mezzo più tardi, da Cosimo I duca e poi granduca di Toscana.

Vieni a scoprire l’antica “libreria” realizzata dal genio di Michelangelo

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