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Museo dell'Opificio delle pietre dure
Museo dell'Opificio delle pietre dure
Sabato 23 febbraio _ dalle ore 10,00 alle ore 12,30

Dai primi granduchi all’Unità d’Italia: un viaggio nella storia della manifattura e della città di Firenze

Il mosaico fiorentino in pietre dure, quella finissima tecnica decorativa che contagiò le più importanti manifatture di tutta Europa

Il Museo dell’Opificio delle Pietre Dure e la storica bottega Lastrucci Mosaici – Una passeggiata nelle sale del trecentesco monastero di San Niccolò di Cafaggio sarà l’occasione per scoprire una delle più antiche manifatture della città, l’Opificio delle Pietre Dure, nato per volere del granduca Ferdinando I dei Medici nel lontano 1588 per la lavorazione di opere in ‘commesso fiorentino’. Un viaggio lungo quattro secoli a raccontare un’eccellenza di Firenze tanto nel passato quanto nel presente, come ci svelerà la visita conclusiva in un laboratorio tutt’oggi attivo in questa antica e prestigiosa lavorazione.  


Tappe visita.

Il Museo annesso all’Opificio delle Pietre Dure, oggi centro specializzato di restauro, è diretta filiazione di quella manifattura artistica, caratterizzata dalla lavorazione delle pietre dure, che fu ufficialmente fondata nel 1588 da Ferdinando I de’ Medici.

Ed è da costui difatti che prenderà avvio la visita al Museo, una visita che permetterà di raccontare la storia della città e di coloro che la governarono, i Medici, di soffermarci sul cambiamento del gusto nei vari secoli e di parlare della prestigiosa tecnica del ‘commesso fiorentino’ con la quale vennero realizzati grandi capolavori, primo fra tutti la nota Cappella dei Principi nella basilica di San Lorenzo.

Nella prima sala del Museo racconteremo le origini di quello che si sarebbe chiamato in seguito “Opificio delle Pietre dure”: qui vi sono esposte opere volte a testimoniare la passione del granduca Ferdinando I per i marmi archeologici e in particolare per le opere in porfido, quella pietra egiziana che, ritenuta già dai Romani simbolo di regalità e durevolezza, divenne lo strumento ideale per l’affermazione e legittimazione del potere mediceo. A dimostrarlo, lo Stemma mediceo sorretto da putti in porfido e il Ritratto di Cosimo I, realizzato alla fine del Cinquecento dallo scultore Francesco Ferrucci del Tadda, con marmi provenienti da varie zone del Granducato.

Vedremo anche due grandi pannelli con vasi di fiori destinati all’oratorio della villa di Poggio Imperiale che ci parleranno degli interessi naturalistici dei Medici e di come tali interessi si riflettessero fin da subito anche sulla produzione a mosaico che, difatti, allo scadere del Cinquecento, si concentrò principalmente su decorazioni raffiguranti soggetti botanici e animali di cui Iacopo Ligozzi fu interprete fedele e sensibile.

Una seconda sezione racconterà la costruzione della grandiosa cappella funeraria della famiglia Medici presso la basilica di San Lorenzo. Essa, benchè iniziata nel 1604, venne portata a termine, dopo una serie di modifiche, soltanto nell’Ottocento con il granducato lorenese. Già agli inizi del regno di Ferdinando, ancor prima che fossero gettate le fondamenta della cappella, la manifattura era impegnata a preparare i pannelli di rivestimento della zoccolatura interna: di tale fase iniziale rimangono in sala i progetti e gli elementi decorativi non utilizzati. Vi si conservano inoltre alcuni pannelli del grandioso altare settecentesco, elemento principale di quella cappella, mai portato a termine, infine smontato e sostituito soltanto nel 1938 con quello attuale.

La terza sala è dedicata agli ultimi Medici (Cosimo II, Ferdinando II e Cosimo III), sotto il cui granducato il ‘commesso fiorentino’ continuò a vivere un periodo particolarmente fervido: la collaborazione di pittori, scultori, orafi ed ebanisti nel fornire modelli agli specialisti delle pietre dure, rese possibile la creazione di opere di grande inventiva e di notevole qualità tecnica. Sotto il granducato di Cosimo III, in particolare, e la direzione dello scultore Giovan Battista Foggini, la manifattura raggiunse esiti di particolare livello. Di questo momento il Museo conserva un grande cammeo in calcedonio raffigurante Cosimo III e la Toscana.

L’uso di conservare copie plastiche o pittoriche dei lavori più prestigiosi destinati a sedi lontane da Firenze, inviati spesso come doni diplomatici, ha permesso di attestare, in questa sezione, una vasta panoramica delle lavorazioni del tempo; lavorazioni che continuarono ad incrementare anche dopo l’estinzione della famiglia Medici, come è ben narrato al piano superiore del Museo. Fu solo con la fine del granducato di Toscana, nel 1859, e con il venire meno della secolare committenza, che per l’Opificio ebbe inizio un periodo particolarmente difficile e di inevitabile decadenza: nonostante i tentativi di adeguamento della produzione alle esigenze del mercato, di cui sono esposti alcuni esempi nell’ultima sala, verso la fine del XIX secolo la situazione economica indusse a cercare nuovi sbocchi. Ed ecco che l’Opificio cominciò a occuparsi di restauro.

Luogo d’incontro: via degli Alfani, 78
Target: Adulti
Costo: € 10,00 escluso il biglietto d’ingresso


Prenotazione obbligatoria fino a esaurimento posti disponibili.
Tutte le visite saranno condotte da storici dell’arte e architetti abilitati all’esercizio della professione di guida turistica.
Le visite saranno attivate solo ove si raggiunga un numero minimo di 10 partecipanti.
Date e orari delle visite, strettamente riservate ai nostri soci, potranno subire variazioni in ragione di eventi straordinari non dipendenti dall’associazione (modulo di iscrizione all’associazione).

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