Monumento funebre di Michelangelo

Quando si entra in un luogo come palazzo Davanzati, magnifico e raro esempio di dimora medievale a Firenze, è come se tornassimo indietro nel tempo e ci immedesimassimo in illustri ospiti pronti a vivere la casa secondo gli usi, i costumi e le tradizioni di quel momento storico.

Sono tante le curiosità che potremmo scoprire passeggiando nei vari ambienti del palazzo: le decorazioni parietali a riprodurre l’effetto di drappi che venivano effettivamente sospesi alle pareti per proteggere gli ambienti dal freddo; i piccoli forzieri che servivano per conservare gioielli, monete o altri preziosi di famiglia; il grande cassone ferrato con la sua potente serratura a chiave, nascosta da una lastra di ferro con figure fantastiche sul coperchio, dove si custodivano gelosamente le carte più segrete o, ancora, gli “armadi” dell’epoca, i cassoni nuziali. Ed è su questi che oggi punteremo la nostra attenzione.

Il divario tra ricchi e poveri, si sa, è storia antica e si è sempre manifestato anche negli usi domestici, compreso il guardaroba. Sappiamo infatti che i poveri appendevano i propri stracci a lunghe sbarre che correvano lungo i muri nudi delle loro camere; al contrario, i patrizi riponevano le loro suppellettili preziose all’interno di cassoni lignei commissionati in occasione di nozze blasonate.

L’usanza non era certo nuova: già nella cultura egizia e romana, era consuetudine conservare i corredi e le masserizie entro raffinate “capsae”. Ma nel Trecento e ancor più nel secolo successivo, tale tradizione si andò consolidando, favorendo lo sviluppo di botteghe specializzate nella decorazione di questi contenitori di varia forma e capacità che venivano poi collocati nelle camere, spesso ai fianchi del letto, in modo da ampliare la superficie dello stesso o fungere da panche.

Veri e propri emblemi matrimoniali, eseguiti di regola a coppia e impreziositi di tarsie o raffigurazioni dipinte, i cassoni rispondevano ovviamente non solo a esigenze pratiche, ma avevano soprattutto l’intento di rendere esplicito, da parte della famiglia, il proprio potere economico e politico.

Le raffigurazioni sopra e dentro i cassoni potevano essere delle più varie: accanto ai temi eruditi dedotti da testi classici, come ad esempio le Storie di Paride o ai temi biblici, quali le Storie di Susanna spesso scelte per esaltare il valore della castità femminile, si possono trovare anche soggetti ispirati alla prosa e alla poesia coeve, tratti perlopiù dalle opere di Petrarca e di Boccaccio.

A fronte di un’estesa narrazione pittorica sull’esterno, ad attestare il prestigio delle famiglie che si andavano a unire e a ribadire i ruoli da rispettare nell’ambito della coppia, la parte interna dei cassoni poteva essere rivestita da tessuti pregiati od ornata da decorazioni di carattere un pò più piccante, riservate all’esclusiva fruizione dei coniugi.

Poteva anche capitare che si trovasse intagliata sul coperchio del cassone, come si può ben vedere in un esemplare di palazzo Davanzati, una scacchiera che consentiva l’utilizzo del contenitore anche per il gioco. Insomma un oggetto diremmo oggi multifunzione!

Quanto al contenuto, annota Vasari nelle Vite: “…il di dentro si poteva foderare di tele o drappi, secondo il grado di potere di coloro che gli facevano fare, per meglio conservarvi dentro le vesti di drappo, ed altre cose preziose…”. E insieme a fiorini d’oro, immagini sacre, libri di preghiere, monili, stoffe, abiti sontuosi e biancheria varia, poteva succedere di trovarvi dentro anche qualche scaltro…amante, nascostosi, come il protagonista della novella boccaccesca Ambrogiuolo e Bernabò, in un cassone nuziale per introdursi furtivamente nell’abitazione di un mercante e sedurne la virtuosa moglie! (Decamerone, II giornata, novella n.9)

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